Citazione

Pina

“Nel mio cuore c’è sempre stato il desiderio di fare la maestra. L’ho voluto con tutte le mie forze, e così è stato”

Scandiano (RE), 1924: Giuseppina, conosciuta da tutti come Pina, è la sesta di nove fratelli,  una tradizionale famiglia dell’epoca dove il lavoro di tutti – figli compresi- era nel podere di famiglia alle porte della cittadina pedecollinare. Ma Pina avvertì presto che il suo destino non era lì, nella terra, e lottò con tutte le sue forze per fare sì che il suo sogno, quello di fare la maestra, si avverasse. Un privilegio, quello della scolarizzazione delle figlie, riservato solamente alle famiglie benestanti.

Anche i suoi modi e il suo aspetto erano segnale evidente di un destino precluso al lavoro nei campi: Pina e il suo colletto inamidato alla perfezione, la sua delicatezza nei gesti e la dedizione allo studio, tanto che la madre le ripeteva che forse sarebbe stato meglio se fosse nata in casa del “padrone”.

L’ancor più cruenta guerra arrivò a Scandiano quando lei aveva appena terminato le magistrali. L’esame per il diploma venne rimandato a causa dei continui bombardamenti, le scuole di stato vennero chiuse ma Pina riuscì ugualmente ad insegnare nella scuola delle suore e a casa delle famiglie benestanti del paese.
La guerra continuava con il suo strascico di vittime e di dolore, assumendo anche le vesti di guerra civile. Un dolore che Pina non vuole ricordare, tranne che per i corpi straziati che vide quando un fratello, portando il pane a cuocere al forno del paese, fu colpito in prossimità del polmone da una scheggia di una bomba.

Nel 1948 venne indetto il primo concorso per gli insegnanti di scuola elementare e Pina lo vinse con successo: finalmente era ufficialmente una maestra. La bicicletta la accompagnò prima ad Arceto, e poi in Lambretta per dieci anni a San Ruffino, sulle colline scandianesi. Infine, Pina ottenne il posto di ruolo nella scuola elementare di Scandiano.

In quegli anni, Pina divenne madre di tre figlie,  in un’epoca dove non esistevano leggi a tutela delle lavoratrici madri e tutto era ancora più complicato.

“Mi piaceva tantissimo il mio lavoro, anche se comportava una responsabilità enorme , quella di fare o tanto bene o tanto male a questi bambini, che prendevo piccoli e poi li seguivo ogni giorno, sabato compreso, fino in quinta. Quando sono andata in pensione, a sessanta anni, mi sono tolta un peso enorme dalle spalle, perché per me la scuola era dedizione totale, ero un insegnante scrupolosa e forse a quell’età non ero più in grado di sostenere il fardello di quei pensieri”

“Sono felice perché sento di avere speso la mia vita al meglio, non l’ho buttata via: il lavoro in famiglia, la scuola, la mia attività come catechista. Quello che potevo dare alla mia famiglia e alla comunità l’ho dato e ne sono orgogliosa”

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