Elsina

Un desiderio rimasto tale: quello di diventare maestra.

Un’infanzia dorata, profumata di campagna e di vita spensierata, nella quale la guerra fece un’incursione violenta, con la deportazione del fratello in Germania.

E poi: Pippo, le bombe, di cui una sfiorata per caso mentre era in centro a Reggio Emilia a fare commissioni.

Questi furono i primi venticinque anni di Elsa, classe 1920, che dal grande podere di famiglia a Borzano di Reggio Emilia si trasferì per amore e per le vicissitudini della vita, nella vicina Scandiano, nell’affollata e chiacchierona via Garibaldi. Erano tempi in cui Elsa, Elsina per gli amici, sposa e madre, occupava le sue giornate cucendo colli di pelo per la vicina di casa, in un quartiere dove i vicini erano anche amici, sostegni nel momento del bisogno, confidenti e compagni di giochi – quelli di carte, i suoi preferiti.

Fu all’incirca nel 1968 quando per puro caso, Elsina iniziò ad aiutare i gestori del Corallo, il locale da ballo del paese. Dapprima come donna delle pulizie e successivamente barista.

Ve la immaginate Elsina, con i suoi occhi azzurri e il suo sorriso, a servire da bere in quello che per tutti gli anni ’80 e ’90 fu il locale rock più conosciuto del nord d’Italia? La cosa la divertiva, un po’ stancante forse, ma a lei piaceva stare in mezzo a tutti quei giovani e a quella confusione, a quella vita che accese tutte le sue notti per più di cinquanta anni.

Perché Elsina continuò il suo lavoro “rock’n roll” fino a che le sue forze e la sua consapevolezza glielo permisero, una ultra ottantenne dietro al bancone del bar del Corallo ad asciugare i bicchieri, felice di assorbire tutta quella energia.

Andai a trovarla nel novembre del 2011, sapevo che non era proprio in forma ma accettò ugualmente di posare per me..…ed ogni tanto si allontanava…

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